Alfero, pittoresco paese dell’Appennino Romagnolo, è la maggiore frazione del Comune di Verghereto, in provincia di Forlì-Cesena. Situato a 750 m. sul livello del mare, conta circa 850 abitanti, ed è una meta preferita per il turismo estivo ed invernale.

 

Immerso in una cornice ambientale da sogno, il paese offre al turista numerosi motivi di interesse naturalistico, storico e culturale.

La località di Alfero esiste sin dal Neolitico: vengono qui riportati alcuni fatti storici, come la frana del Monte Comero, la leggenda della Pigolotta e l’origine del nome di Alfero.

 

Ricordiamo in queste pagine anche alcuni personaggi storici che ad Alfero hanno lasciato tracce evidenti del loro passaggio, per motivi diversi: il parroco don Gino Saragoni, il maestro Norberto Lanzi e il pittore Enzo Caminati.

 

Si riporta di seguito una poesia tratta dal libro Rime Alferesi del maestro e poeta Daniele Bernabini, che descrive alla perfezione la località di Alfero:

IL MIO PAESE

Alfero, sulla montagna,
era un paesino
povero in canna.
Oggi è nuovo, è bello,
pare un gioiello:
palazzine dai rossi tetti
con vetrine e merletti
che brillano al sole
come a maggio primule e viole.
Case sparse che a vederle
paion tante pecorelle
in mezzo a quel verde
che intenerisce il core.
Nei giorni di sole
è un paesino che è un amore:
ha in dono dalla natura
l’acqua fresca e l’aria pura.
E’ un vero tesoro
in questa conca d’oro!
Vero, autentico, poco lontano,
c’è un ponte antico:
il ponte romano.
In mezzo al fiume
c’è un masso rotolato
è il sasso spaccato.

Lungo il fiume, distaccata
un poco avanti c’è la cascata
meta agognata dai villeggianti.
Tra aprile e maggio
c’è dell’ottimo formaggio.
In piena estate, su queste vette
passeggiate spensierate,
grida di bimbi e di liete coppiette.
Lì c’è chi canta
chi chiama, chi ama
e chi in mezzo a tanto verde
infine dolcemente si perde.
Di luglio poi, si può ammirare
anche da noi, come al mare,
stese sui prati, lungo i laghetti
belle donne in bikini e reggipetto:
son more e bionde
dalle forme delicate e rotonde.
In agosto, ai margini del bosco,
fragole, lamponi buoni, profumati
per sciroppi delicati.
Settembre: è tempo di funghi,
con una “gluppa”
e un bastone in mano
col sole in fronte
si va sul monte.

Quando ti trovi
davanti a quei funghetti
saldi, schietti
uno qua, l’altro là
la gioia che si prova
a dirla come si fa?
Si ritorna a casa
stanchi, spossati
ma ossigenati
coi panieri pieni, stipati
di funghi prelibati (quando ci sono!)
Ottobre: al cader delle foglie
dei marroni buoni, vari ti cavi le voglie.
Viva Iddio, è questo, Alfero,
il paese mio.

 

Daniele Bernabini